Non molti anni prima sotto quell’Albero era cambiata la sua vita.
Gigi s’era trasferito da qualche anno nel centro del paese. Un ragazzino di campagna come lui, abituato alla sveglia del gallo nell’aia, e alla freschezza delle primizie raccolte dal nonno di prima mattina, non aveva accettato l’idea di abitare in paese. Viveva controvoglia, non stringeva amicizie, non usciva a giocare.
Niente.
Pensava solo alla festa e all’Albero, che, da lì a pochi giorni, avrebbe guarnito la piccola piazza su cui si affacciava ogni mattina.
Amava l’Albero perché gli ricordava gli anni trascorsi nella casa del nonno, e i pomeriggi passati ad arrampicarsi tra i rami della secolare quercia su cui aveva costruito un piccolo ma accogliente rifugio.
I festeggiamenti si avvicinavano sempre più, e gli anziani del rione ripetevano come ogni anno la stessa cantilena: “Ah, l’Albero del ’60 è stato sicuramente quello più difficile da scalare”. “E perché quello del ’65, no? Ti ricordi quante belle prelibatezze c’erano appese?”
Gigi ascoltava quelle chiacchierate dalla sua finestra, e delle scene di festa mai vissute gli passarono veloci davanti agli occhi. E lo emozionarono. Da lì a qualche giorno anche lui sarebbe divenuto protagonista della storia dell’Albero, ricordato negli annali tra i sampietrini di quel piccolo foro.
Ed eccolo, il fatidico giorno. Il paese in festa vestiva dei panni nuovi, puliti. Le piazzette divennero teatri all’aperto, le strette e umide vie mercatini e ogni tinello osteria.
“Venite siore e siori, venite a vedere il fantastico gioco del paese! L’Albero della Cuccagna vi aspetta con i suoi premi e con i suoi vincitori!”. La buffa voce maschile si diffondeva gracchiante per le vie del borgo. Gigi era sotto l’Albero che si ergeva nel centro esatto della piazza. In cima, contro ogni aspettativa popolare, quest’anno c’erano quattro fiaschi di rosso, sei salami di quelli buoni, cesti con leccornie varie e, nel punto più alto, due prosciutti.
Enormi.
Negli annali nessuno ricordava prosciutti come quelli.
Un paio di signori si avvicinarono al palo e in breve tempo divenne scivoloso e unto. Gigi non immaginava di trovare dei premi così pesanti da portare giù. Non fece in tempo ad escogitare una tattica, che la gara iniziò. Le cinque squadre erano incitate dalle rispettive tifoserie, che iniziarono a farsi sentire.
Le prime ebbero pochissima fortuna: la salita in alcuni punti era davvero ostica, il grasso aveva attecchito al palo e proprio non si saliva. La quarta squadra aveva un ragazzino rapido e leggero, che però riuscì a portare a casa solo un fiasco di vino. La squadra di Gigi recuperò un paio di salami, ma con enorme difficoltà.
Dall’alto, nella loro enormità, i due prosciutti sembravano volesse sfottere giocatori e pubblico. Immobili, neanche il leggero vento li scalfiva.
Era arrivato il turno di Gigi, asso nella manica della squadra. Gigi era leggerissimo ed esile, ma di un’agilità inaudita. Al fischio dell’arbitro corse verso il palo con una grande ricorsa, saltò e iniziò a salire come una lucertola. Il grasso all’inizio dell’Albero era poco e mal distribuito, ma mano a mano che avanzava la salita si faceva difficoltosa. Riuscì, scivolando diverse volte, ad arrivare in cima: con una mano poteva toccare l’ultimo cesto, ma non riusciva a prenderlo. Pensò al nonno, alla vita che aveva fatto in campagna, e a quella che stava vivendo in paese.
Voleva un rivincita.
Voleva ricominciare a vivere.
Salì ancora un po’, incrociò le gambe intorno al palo e si sporse verso il cesto, che fu subito suo. Se lo mise a tracolla e con un ultimo scatto raggiunse i due sprezzanti prosciutti. Aprì con i denti le cordicelle che li tenevano attaccati e se li mise intorno al collo, come due ciondoli.
La forza di gravità ebbe la meglio sui suoi muscoli ed iniziò a scivolare verso il basso, trascinato dai trofei agguantati. Si strinse forte al palo, e arrivato a terra, ai piedi dell’Albero, il pubblico andò in delirio.
Era il nuovo eroe del paese.
E della sua vita.
Marzo 2010
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Viveri/e
E gnacche alla formica
Io t’amo o pia cicala e un trillargento
ci spàffera nel cuor la tua canzona.
Canta cicala frìnfera nel vento:
E gnacche alla formica ammucchiarona!
Che vuole la formica con quell’umbe
da mòghera burbiosa? È vero, arzìa
per tutto il giorno, e tràmiga e cucumbe
col capo chino in mogna micrargìa.
Verrà l’inverno, sì, verrà il mordese
verranno tante gosce aggramerine,
ma intanto il sole schicchera giglese
e sgnèllida tra cròndale velvine.
Canta cicala, càntera in manfrore,
il mezzogiorno zàmpiga e leona.
Canta cicala in zìlleri d’amore:
E gnacche alla formica ammucchiarona.
Fosco Maraini - da “Gnosi delle fànfole”
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“Ogni mattina, ci viene offerta l’occasione di cambiare la nostra vita.
Per questo mi alzo tardi.” —Leo Ortolani - Tutto Ratman 30
Per questo mi alzo tardi.” —Leo Ortolani - Tutto Ratman 30
“Pensate: prima del 1904 il gelato veniva servito ‘al piatto’. Non esistevano i coni. E’ stato nell’ esposizione mondiale di quell’anno a StLouis che due prodotti dolciari diversi sono stati uniti in un ‘matrimonio’ che non sembra conoscere battute d’arresto da più di un secolo.
Un piccolo venditore di gelati fece davvero molti affari in quei giorni, forse troppi: presto restò a corto di piatti puliti e con una montagna di gelato alla crema ancora da vendere. Era una disdetta scambiare il proprio disappunto con il vicino di bottega, un venditore di Zalabia (una sorta di sottile sfoglia waffel di origine persiana).
Poi l’idea.
“Ehi, vendimi un pò di Zalabia, che le arrotolo e ci metto dentro i gelati da vendere!” - Eh? Ne sei sicuro?” —19 Scoperte casuali che hanno cambiato il mondo - 12 - Coni Gelato - Futuro prossimo
A presto,
MAX (via maxfabrizi)
Un piccolo venditore di gelati fece davvero molti affari in quei giorni, forse troppi: presto restò a corto di piatti puliti e con una montagna di gelato alla crema ancora da vendere. Era una disdetta scambiare il proprio disappunto con il vicino di bottega, un venditore di Zalabia (una sorta di sottile sfoglia waffel di origine persiana).
Poi l’idea.
“Ehi, vendimi un pò di Zalabia, che le arrotolo e ci metto dentro i gelati da vendere!” - Eh? Ne sei sicuro?” —19 Scoperte casuali che hanno cambiato il mondo - 12 - Coni Gelato - Futuro prossimo
A presto,
MAX (via maxfabrizi)